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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


mercoledì, giugno 18, 2008

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Un piccolo classico.
Per chi, come me, ha cominciato a interessarsi di scrittura professionale quando in Italia non c'erano né libri, né master, le prime fonti sono state libri e siti anglosassoni. Era buffo leggere in inglese di testi e linguaggio: tante cose poi le dovevi trasportare nella tua lingua.
Anche oggi per lavoro leggo almeno l'80% di testi in inglese, però ci ho fatto l'abitudine.
Quando visitavo i primi siti dei laboratori di scrittura delle università statunitensi, mi imbattevo sempre nell'indicazione di uno smilzo libretto del 1918, Elements of Style di William Strunk jr.
Mi chiedevo perché mai chi era così avanti da avere un ricchissimo sito di scrittura già nel 1995 dovesse fare riferimento a un libro di quasi ottanta anni prima. La curiosità è rimasta, soprattutto perché continuavo a trovare il libro citato come un caposaldo della loro formazione anche in scrittori e giornalisti contemporanei famosissimi.
Ora Elements of Style è stato tradotto in italiano e pubblicato da Dino Audino con il titolo Elementi di stile nella scrittura. Mi è arrivato ieri nel pacco di IBS e ora ce l'ho sotto gli occhi.
Gli "elementi" sono davvero gli elementi di base per scrivere in maniera chiara ed efficace, presentati uno dopo l'altro con grande semplicità e quasi con umiltà. Cose che sembrano scontate, ma che non lo sono affatto, tipo:
> fare del capoverso l'unità minima di composizione: costruire ogni capoverso intorno a un'idea centrale
> i puntini di sospensione sospendono, non interrompono
> usare un linguaggio chiaro, specifico, concreto
> tenere vicini i termini correlati
> collocare a fine periodo la parola a cui si vuole dare maggiore enfasi

Banalità? Se le aziende, le amministrazioni, gli studenti italiani si attenessero a queste regolette avremmo risolto gran parte dei problemi comunicativi che ci affliggono.
A guardarli, i libri di Dino Audino sono sempre spartani e un po' tristi, ma questa edizione è molto curata, con prefazione che inquadra la storia del long seller, un ricco apparato di note e un'appendice originale per il lettore italiano. Numerosissimi gli esempi, ottimamente tradotti.
Dieci euro spesi bene.

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libri, ferri del mestiere

mercoledì, maggio 28, 2008

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Una ventata d'aria fresca.

"Se l'hai scritto, va stampato": è fresca, semplice e invitante la tagline del sito di self-publishing ilmiolibro.it.
Uno stile e una promessa mantenuti in tutte le pagine, che si sfogliano con curiosità e piacere e che in pochi minuti ti spiegano con estrema chiarezza come confezionarti un libro, e a che prezzo.
Benvenute a iniziative così: spero convincano finalmente chi ha un libro nel cassetto, e si danna e paga case editrici senza scrupoli che è molto più interessante, gratificante, conveniente e soprattutto dignitoso pubblicarsi un libro da soli e provare il piacere di regalarlo agli altri, magari organizzando una bella festa per l'occasione. Che siano poesie, un romanzo, le favole inventate per i nipoti, le ricette della nonna, un diario di viaggio.
Anche perché la cosa potrebbe non fermarsi lì. Ricevi a casa le tue copie, ma puoi anche proporre il libro online. Lo vedranno migliaia di persone e se vale lo diranno ad altre persone, mentre la casa editrice senza scrupoli terrà le copie per sé, senza promozione e senza distribuzione, pronte per il macero.

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libri, siti belli e cose utili

mercoledì, maggio 21, 2008

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Un template made in USA e un libro made in Italy.
Todd Defren, l'ideatore del Social Media News Release presso la società di comunicazione Shiftcomm, ha lanciato in rete nei giorni scorsi una nuova versione del fortunato template per il comunicato stampa nel Web 2.0, che fa tesoro del dibattito suscitato nell'ultimo anno e della sua adozione da parte di aziende grandi e piccole.
Ci sono parecchi cambiamenti che rendono il template più facile da cannibalizzare, come spiega Defren sul suo blog: rispetto alla prima versione questa è molto più modulare, per cui ognuno può scegliere cosa gli è utile e cosa no.
Non sono proprio un'esperta di PR e non so se il comunicato stampa sia ormai morto, sostituito definitivamente dai blog, come affermano in molti, oppure se abbia cambiato pelle e natura, diventando "sociale". Di sicuro, i comunicati stampa classici non credo li leggano in molti. Persino io ne ricevo ogni giorno un discreto numero che butto regolarmente nel cestino.
Secondo uno studio recente il 90% dei comunicati stampa che vengono inviati alle redazioni vengono cestinati. Riportano la notizia Luca Lorenzetti e Fabio Lo Savio nel loro Comunicare ai media. L'ufficio stampa nell'era del Web 2.0, appena pubblicato presso Eurilink Editori.
Libro interessante e soprattutto molto utile per i professionisti delle PR, gli uffici stampa e i giovani che si affacciano alla professione. Utile perché insieme a una panoramica di cosa fa un ufficio stampa e come sta cambiando la professione dell'addetto stampa, è ricchissimo di esempi e consigli molto concreti, dagli orari più opportuni per l'invio di un comunicato a come allestire un VPO, cioè un Virtual Press Office. Anche a costi zero utilizzando Wordpress.
La dimensione sociale è ben analizzata e aggiornata: blog, feed rss, Flickr, You Tube, fino a Twitter. Più una galleria di siti con ottime sale stampa online.
Gli esempi sono forse molto Marche-centrici, ma i due autori è lì che vivono e lavorano, per cui ci raccontano esperienze reali, vissute in prima persona.
Quello che alla fine ci raccomandano, al di là delle scelte che ogni professionista e ufficio stampa faranno, è il valore del rapporto umano anche e soprattutto nell'era della rete. A fare la differenza non è certo la velocità con cui possiamo mandare un comunicato stampa multimediale a mille testate tutte insieme, ma la capacità di costruire, mantenere e far crescere le relazioni nel tempo. Come sempre.

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libri, web writing

domenica, maggio 18, 2008

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Ispirazioni.
"... l'ispirazione non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. C'è, c'è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall'ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia. Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Il loro lavoro può costituire un'incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte, la loro curiosità non viene meno. Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro un profluvio di nuovi interrogativi. L'ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un'incessante "non so".
Wislawa SzymborskaTutti i manuali di scrittura - creativa e professionale - amano ripetere che l'ispirazione in realtà non esiste. Per Wislawa Szymborska, invece, esiste eccome e soffia su tutti i mestieri. Basta non stancarsi di ripetere "non so", due paroline piccole, ma alate, come le definisce la poetessa polacca nel discorso tenuto in occasione del conferimento del premio Nobel per la letteratura nel 1996.
L'ho appena letto in apertura della sua raccolta di poesie Vista con granello di sabbia.
Tutti i discorsi dei Nobel per la letteratura li trovate sul sito dei Nobel, compreso lo splendido La valigia di mio padre di Ohran Pamuk.

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libri, maestri

domenica, maggio 11, 2008

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Buoni libri.
Ora che l'ho letto, vi confermo l'ottima impressione che mi ha fatto il libro La scrittura burocratica di Tommaso Raso. Austero, ma utilissimo, tratta nella prima parte i principali nodi della scrittura nelle amministrazioni pubbliche: l'influenza del modello legislativo, l'organizzazione del testo, la veste grafica e tipografica, la punteggiatura, le liste, le nominalizzazioni, l'uso del passivo, l'ordine delle parole, il lessico e parecchie altre cose. Il tutto con moltissimi esempi. Ogni tanto, inserti su temi più teorici, ma molto ben spiegati.
La seconda parte contiene testi di amministrazioni analizzati, commentati e in alcuni casi riscritti.
Come quasi tutti i testi rivolti agli amministratori pubblici, è prezioso anche per chi scrive nelle aziende. Cambia il lessico specialistico, ma gli errori e gli orrori sono gli stessi.
Quando leggo libri così, penso però sempre a quanto guadagnerebbero i loro contenuti da una maggiore cura della navigazione interna, del paratesto e soprattutto dell'aspetto visivo. Non si tratta di forma, ma di sostanza.
Curatissimo, e quindi piacevole da sfogliare e facile da esplorare, è invece Scrivere all'università di Paola Italia, docente di letteratura italiana all'università di Siena.
Schemi, box, rimandi, consigli pratici, cose da ricordare scandiscono tutta la prima parte, che guida con chiarezza lo studente universitario alla lettura critica di un testo e alla scrittura di tesi e tesine. Grande spazio è dato quindi alla scrittura argomentativa, ma non mancano le schede più pratiche: i più frequenti errori di grammatica, la punteggiatura, la correzione delle bozze.
Nella seconda parte c'è una ricca antologia di testi, prevalentemente su scrittura, lingua, comunicazione, scuola e università. Di grandi studiosi come Tullio De Mauro, di blogger come Massimo Mantellini, di docenti come Marco Lodoli. Con molte proposte di esercizi e relative soluzioni, utili anche ai docenti e agli studenti delle scuole superiori per la preparazione della prova di italiano alla maturità (articolo di giornale e saggio breve).

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libri, lingua italiana

giovedì, maggio 01, 2008

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L'etnologo aziendale.
Mettendo ordine sui miei link di del.icio.us sul tema delle storie nella comunicazione aziendale - tutti in inglese - mi sono improvvisamente ricordata che la cosa migliore che ho letto in italiano sulle storie e il narrare in azienda l'hanno scritta da poco Giacomo Mason e Paolo Artuso nel loro La comunicazione interna. Reti, metafore, conversazioni, narrazioni (FrancoAngeli 2008).
Chiunque lavori in una grande organizzazione pubblica o privata, troverà molto familiare il paesaggio della comunicazione interna raccontato nella prima parte: quello costellato di piani di comunicazione, carte dei valori, house organ, convention, che si rivolgono a quella astrazione che si chiama "risorsa umana" con il linguaggio più impersonale possibile, "una specie di linguaggio di programmazione universale".
Al di sotto di questa comunicazione istituzionale e ufficiale vive il mondo vero e brulicante della comunicazione informale, delle singole persone e dei gruppi che spontaneamente si aggregano. Un mondo che si nutre di narrazioni e conversazioni continue. Così come nella nostra vita quotidiana, anche in quella aziendale le storie sono la linfa della comunicazione, ci raccomandano i due autori.
Le storie, infatti:

  • organizzano l'esperienza, perché attraverso di loro è più facile comprendere quello che ci circonda e i fatti che viviamo
  • riportano alla ribalta le persone, cioè "i narratori"
  • veicolano conoscenza, perché con le storie è molto più facile imparare
  • determinano l'appartenenza al gruppo di persone con cui le condividiamo
  • aiutano a costruire l'identità personale e collettiva, perché ci fanno riflettere su chi siamo.

Se la vera comunicazione si svolge tra le persone indipendentemente da quella normativa e istituzionale, cosa resta oggi al comunicatore interno? Molti compiti, più interessanti dei precedenti, secondo Mason e Artuso:

  • ripartire dalle persone, non dalle strutture aziendali
  • fare l'etnologo, raccogliere storie
  • lavorare con le comunità professionali
  • farsi da parte, far emergere le voci delle persone e delle comunità
  • raccogliere domande e trasformarle in progetti
  • convivere con l'incertezza
  • trovare un nuovo equilibrio tra la comunicazione formale e le conversazioni aziendali.

Del resto, sulla potenza delle storie non solo per la nostra immaginazione ma anche come motore dell'umanità per dominare il mondo così ha scritto lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa in un bellissimo saggio sulla rivista messicana Letras libres:

In ogni caso, una cosa è universalmente riconosciuta: le storie, questa altra realtà inventata dall'essere umano a partire dalla sua esperienza vissuta e impastata con il lievito dei suoi desideri insoddisfatti e della sua immaginazione, ci accompagna come un angelo custode da quando, nelle profondità della preistoria iniziammo il cammino lento e a zigzag che lungo i millenni ci ha portato a viaggiare verso le stelle e nel cuore dell'atomo e a tutte le prodigiose conquiste della conoscenza come alla brutalità distruttiva, a scoprire i diritti umani e la libertà, a creare l'individuo sovrano.
Probabilmente nessuna di queste conquiste e di queste scoperte sarebbe stata possibile se, guardando alle nostre spalle milioni di anni indietro, non avessimo scoperto i nostri antenati del tempo delle caverne e della clava, intenti a questa atttività ingenua e infantile, sicuramente quando, al culmine della paura, nell'oscurità della notte, stretti ad altri corpi in cerca di calore, si mettevano a divagare, a viaggiare con la mente, prima di essere vinti dal sonno, verso un mondo diverso, una vita meno dura, con meno rischi, o più premi e gratificazioni di quelli che concedeva loro la vita reale.

L'ho fatta lunga, ma il "viaggio verso l'invenzione" di Vargas Llosa mi è piaciuto moltissimo e mi ero ripromessa di tradurne almeno un pezzettino.

POST SCRIPTUM Giacomo Mason e Paolo Artuso partecipano alla tavola rotonda Da dipendente a protagonista. (La leva strategica della comunicazione interna) al prossimo Forum PA a Roma (14 maggio, ore 10). Si confrontano con i top manager e i responsabili della comunicazione di Inail, Ferrero, Contatto Lavoro, Accademia di Santa Cecilia e Polizia di Stato.

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libri

martedì, aprile 22, 2008

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Confini sfumati.
Ancora uno spunto da una lettura di questi giorni: La scrittura burocratica. La lingua e l'organizzazione del testo di Tommaso Raso (Carocci 2005).
Libro tristanzuolo nel titolo, nella copertina e nell'impaginazione interna, ma che sto invece apprezzando molto nel contenuto. Un libro ricco di informazioni, definizioni, consigli per scrivere e riformulare testi amministrativi. Ma soprattutto un libro "preciso", qualità rara di questi tempi.
Preciso... forse fin troppo. Infatti una definizione mi ha fatto un po' sobbalzare e poi riflettere. Questa: ... un testo professionale ha tutt'altro obiettivo da un testo che intende emozionare... il testo professionale non è interessato alla sorpresa, ma alla facilità, alla certezza e alla rapidità della comprensione.
Ne siamo proprio sicuri? Questo vale di sicuro per il testo amministrativo, ma sempre meno per il testo professionale in senso lato.
In un case study, anche su un tema tecnologico, la sorpresa e la dimensione narrativa non contano? Un business writer statunitense ha definito con molta efficacia i case study "le favole di Esopo del marketing".
E che dire della storia di un'azienda?
Oppure delle interviste che fanno ascoltare direttamente la voce dei dipendenti sulle pagine di un'intranet? Non ci vuole la penna brillante del giornalista?
O ancora, un podcast formativo non gioca prima di tutto sul coinvolgimento e l'emozione?

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libri, lingua italiana

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La terza voce.
Si parla tanto della necessità che le aziende trovino una loro inconfondibile voce sul web, in particolare nella
"parte abitata della rete" , dove possono dialogare direttamente con i consumatori.
Sul libro Internet P.R. di Marco Massarotto che ho appena finito di leggere ho trovato una bella definizione delle diverse voci aziendali. Cito testualmente:

  • una istituzionale, corporate, quella dei comunicato stampa, dei bilanci, dei convegni. E' una voce che tende a essere abbastanza simile per tutte le aziende, specialmente quelle dello stesso settore.
  • una comunicazionale, astratta, unica. E' la lingua delle pubblicità, degli spot, delle campagne. E' la lingua della marca, una costruzione alchemica per dar voce a un'entità astratta. E' una lingua nata di notte nelle agenzie di pubblicità con un infinito lavoro di cesello di copywriter e direttori creativi che, come orafi, cercano la frase perfetta. E' una voce pensata per essere recitata da attori professionisti che "impersonano" la marca, pensata per sedurre in trenta secondi, per vendere in cinque righe. Una voce importantissima, perché è quella con cui la gente conosce (e riconosce) l'azienda.
  • Su Internet occorre trovare una terza voce, relazionale. Una voce che preveda risposte, dialogo, conversazione. Una voce che non deve essere interpretata, recitata, ma che deve essere come le milioni di voci con cui andrà a conversare: vera, diretta, varia. Potrà essere quella di una persona o di un team, che dovranno saper trovare un tono di voce, saperlo tenere, saper rispondere a domande impreviste sempre con quello stesso tono di voce.
    Solo così si riuscirà a costruire un sistema di relazioni con le persone e a rispettare le esigenze di riconoscibilità, di identità di un'azienda.

Internet P.R. è anche un blog dove la conversazione continua.

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libri, web writing, brand

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Il vademecum dello scrutatore.
Passate le elezioni politiche, sul tavolo del prossimo ministro dell'Interno resta un lavoro interessante e originale: la completa traduzione in italiano del manuale di istruzioni per i componenti dei seggi elettorali.
"In italiano" perché il professor Michele Cortelazzo, insieme ai suoi studenti del corso di laurea in Comunicazione delle organizzazioni complesse dell'università di Padova, lo ha letteralmente tradotto dall'antilingua della burocrazia alla lingua che parliamo tutti i giorni.
Le "Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione” tradotte in italiano. Omaggio al Ministro dell’Interno (CLEUP, 2008) ristrutturano le informazioni prima disperse in punti diversi per le tante integrazioni e aggiunte, forniscono un apparato paratestuale che agevola la consultazione, e soprattutto sostituiscono un lessico tecnico, aulico e spesso incomprensibile con parole più semplici e chiare per i cittadini di oggi. Da mini trattato di diritto amministrativo a vero manuale di istruzioni per il seggio elettorale.
La semplificazione ha inoltre alleggerito il manuale del 25%, senza nulla perdere in contenuto informativo.
Il frutto del lavoro del professor Cortelazzo e dei suoi studenti è a disposizione di tutti sul sito dell'università di Padova, insieme alla versione originale, nella sezione dedicata alla semplificazione del linguaggio amministrativo, dove troverete moltissimi altri documenti e link interessanti sul tema. In arrivo, la sinossi delle due versioni.

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libri, lingua italiana

mercoledì, aprile 16, 2008

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Prossimi giorni. E una cosa nuova da leggere.
Per impegni di
formazione sarò abbastanza nomade nei prossimi giorni, per cui non so se riuscirò a postare.
Vi lascio però con un altro articolo che ho scritto per Scrivere di De Agostini, dedicato alla
revisione di un sito. A proposito, l'opera da oggi esce anche in volumi e dvd con Repubblica e L'Espresso.
Ora che ho letto quasi tutti i fascicoli, posso dirvi spassionatamente che come ogni opera con tanti autori, anche Scrivere ha i suoi alti e bassi, quindi ci sono cose bellissime e cose così così. Però la media è alta e l'insieme molto aggiornato e di qualità.
A me è piaciuta soprattutto la varietà e l'ampiezza dei temi, che mi hanno fatto scoprire molte "scritture" che conoscevo pochissimo o affatto: fumetti, cinema, televisione, radio, graphic novel... e poi l'idea di riunire scrittura creativa e professionale comunque intorno a dei temi comuni (incipit, biografia, descrizione, originalità, chiuse, maestri, voce, luoghi comuni...).
Ovvio che scrittura creativa e scrittura professionale sono cose diverse, ma come sapete a me contaminazioni e miscugli piacciono molto e penso che gli scrittori professionali abbiano tutto da guadagnare quando ficcano il naso in cose che apparentemente non li riguardano.
A presto.


domenica, aprile 06, 2008

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Le parole magiche.
Il manuale di scrittura poetica per bambini di Donatella Bisutti che segnalavo qualche post fa (Le parole magiche, Feltrinelli) l'ho poi sfogliato e comprato all'istante. E' un album di parole e disegni, fatto di 140 pagine, tutte così:


E così l'autrice introduce il libro nella terza di copertina:
Perché la parola "uovo" ci racconta come viene alla luce un uovo?
Perché la "o" è rossa?
Perché la "i" fa jogging e la "u" ci fa paura?
Perché la "r" ci aggredisce e la "z" è fastidiosa come una zanzara?
Questo avviene perché le parole hanno, oltre al loro consueto significato logico, anche una loro "fisicità" che, attraverso i nostri cinque sensi, ci mette in contatto diretto con la realtà. E' questo il loro straordinario segreto e in questo modo le usa la Poesia; ed ecco che si scopre allora che le parole (ma ancora prima le vocali e le consonanti) possono avere un umore, un colore, e persino un modo di muoversi, e magari un odore e un sapore; possono addirittura raccontarci con la loro forma un'intera storia o realizzare sulla pagina un disegno. Ma la scoperta più straordinaria è che questo, per una "magica" coincidenza, diventa tutt'uno con il loro significato.

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libri, versi diversi

mercoledì, aprile 02, 2008

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Te lo spiego con un manga.
Marjane Satrapi lo aveva detto con decisione alla sua lezione di giornalismo, organizzata all'Auditorium da Internazionale.
"Io non disegno fumetti. Scrivo libri, fatti di immagini e parole."
Poi ho ritrovato i fumetti come fonte preziosa per i comunicatori anche in Presentation Zen del post precedente.
Infine, scopro poco fa che il nuovo libro di Dan Pink, in uscita il 7 aprile, è un fumetto. Si intitola Johnny Bunko ed è un manuale per i giovani all'inizio della carriera.
Pink è uno sniffatore di tendenze eccezionale. Nel 2002 ha scritto Free Agent Nation, il manifesto dei freelance e delle imprese fatte da una sola persona.
Nel 2006, A Whole New Mind, dedicato alla creatività, un inno alla parte destra del cervello.
Ora torna al mondo del lavoro con il suo Johnny.
Sul neonato blog del libro (dove ci sono anche alcune pagine da scaricare), poche righe esemplari sul contenuto:

Allora, questo libro mi insegnerà a scrivere un grande curriculum?
Noo... per quello vai su Google e digita "come scrivere un grande currriculum". Trovi tutto l'aiuto che ti serve.
Questo libro ti darà tutti i consigli strategici che non puoi trovare altrove, quelle toste e ispiratrici verità che tutti avremmo voluto conoscere quando abbiamo iniziato a lavorare. Immagina una specie di consulente per la carriera. Solo che un vero consulente ti costa 100 dollari l'ora. Questo libro, invece, costa quanto il biglietto del cinema.

Se Pink ha scritto un libro a fumetti, la tendenza è solo agli inizi.
Dopo i graphic novel, le graphic guide.

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libri

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Presentation Zen
Ieri pomeriggio ho vissuto con qualche senso di colpa le tre ore passate all'aria aperta a leggermi Presentation Zen di Garr Reynolds, ma ho voluto celebrare a mio modo una delle prime giornate in cui ho trasferito il pc in terrazza. E' stato un ottimo investimento... l'acquisto del libro e soprattutto il pomeriggio dedicato alla lettura.
Reynolds lo seguo da anni sul suo blog, dedicato all'arte delle presentazioni, ne condivido le idee e anche tante passioni e letture (le arti visive, il design, la creatività in genere, le filosofie orientali - lui lo zen e io lo yoga) che mi sembra di conoscerlo anche se lui vive a Osaka e io nella città eterna.
Quindi sapevo cosa aspettarmi. Vi ho trovato molte conferme, parecchie cose cui non avevo ben riflettuto, una serie di libri, persone e punti di riferimento che nell'ultimo anno sono stati anche i miei (soprattuttto Made to Stick dei fratelli Heath e A Whole New Mind di Dan Pink).
Il libro intreccia due piani in maniera efficace: la creatività come qualità e opportunità da coltivare per tutti, e in particolare per chi si occupa di comunicazione, e idee concrete e consigli molto pratici su come progettare e realizzare una presentazione con le slide. Consigli di comunicazione, nessuna technicality.
Ecco cosa mi ha colpito e condivido di più:

  • Se un libro o un documento sono anche belli, il testo si esalta e la lettura è ancora più piacevole. Presentazion Zen è meravigliosamente anche se semplicemente impaginato e illustrato, e le slide sul fatturato aziendale convivono in armonia con i giardini zen.
    Una lezione per tutti i documenti, anche lunghi report e progetti, dove il font e gli spazi giusti possono fare la differenza. La scrittura elettronica ha rimesso nelle nostre mani anche la forma del testo. Approfittiamone.
  • Il libro pratica quanto predica. Una presentazione non è una sequanza di slide, ma una storia che si costruisce con le parole e soprattutto con le immagini.
    Una storia anche personale, come il racconto di come è nata la passione per le presentazioni sul treno Osaka-Tokio con la quale il libro si apre.
  • Riempire la gente di pesanti raccoglitori con tutte le slide stampate (bellissimo il neologismo: slideument) dopo l'evento è una scemenza.
    Cosa preferireste voi? Le slide, oppure un bel documento discorsivo, impaginato, in formato A4, da leggere comodamente, con tutti i dati, le informazioni che sono state date a voce, e magari anche la bibliografia? Perché nessuno ce lo dà mai?
  • Per la generazione di idee, il brainstorming e la progettazione, carta, penna e pennarelli sono molto più adatti del pc.
  • L'elenco puntato è la forma testuale meno adatta alla slide, mentre è utile (se usato con equilibrio) in un normale documento word, perché aiuta a chiarire e a rissumere, e inoltre introduce un'ottima discontinuità visiva.
  • Non è necessario mettere il logo in ogni slide, anzi è fortemente sconsigliato. Bastano la prima e l'ultima.
    Ne prendano nota quegli organizzatori di eventi e quelle società di formazione che pretendono che tu prepari le slide sul loro orrendo template, nel poco spazio lasciato libero da colori terrificanti e loghi invadenti.
    Solo per avere l'illusione che così i tuoi contenuti diventano i loro.
  • Si può tenere un'ottima presentazione anche "senza" le slide. Ne prendano nota quegli organizzatori di eventi che se non dai le slide una settimana prima è come se tu avessi dato forfait all'ultimo momento.

Splendida e veramente ispiratrice l'ultima parte, dedicata alla performance, cioè alla presenza "qui e ora" durante la presentazione, in cui si Reynolds annoda la musica, la meditazione e anche consigli solo apparentemente terra terra sulle luci in sala, l'uso del telecomando, la posizione del relatore.

PS Sul MdS ci sono alcuni articoli sulle presentazioni, scritti da me e da Giacomo Mason (li trovate nella mappa tematica, sotto scrivere in azienda)
Un pezzo l'ho scritto anche per Scrivere di De Agostini e alle presentazioni ho dedicato un capitolo sul libro Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro tra carta e web.

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libri, ferri del mestiere

lunedì, marzo 31, 2008

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Parole per vedere e per sentire.
Ho una vera adorazione per Donatella Bisutti, poetessa raffinata e grandissima divulgatrice della poesia (La poesia salva la vita, Mondadori 1992).
Adorazione che si è consolidata da quando ho letto il suo L'albero delle parole, antologia di poesie per i bambini. Parlare ai bambini in maniera semplice e appassionante di cose difficili è il vero banco di prova dei grandi, come ci ha dimostrato
Bruno Munari.
Ora scopro che ha scritto un altro libro, Le parole magiche, un'introduzione alla scrittura di poesie che presenta lei stessa in circa nove minuti di
podcast sul sito di Feltrinelli.
Unicamente con la sua voce, ci fa vedere una trottola che rotola sulla scia dei suoni, le paure evocate dalla U e le serenità ed aperture evocate dalla A, ci racconta il legame profondo tra il corpo e la testa quando si scrive e ci fa venir voglia di infilare anche noi quelle collane speciali di parole-perle che sono le poesie.
L'ascolto è caldamente raccomandato soprattutto ai grandi.

PS Un libro "da grandi" sull'iconismo linguistico, cioè sulla capacità delle parole "non solo di designare ma anche di disegnare" le cose, è Le parole dell'incanto di Fernando Dogana (FrancoAngeli 1990). Un assaggio e dei test sono anche sul sito La Bottega della Formazione.

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libri, lingua italiana

lunedì, marzo 24, 2008

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Retorica quotidiana.
Quando ho elencato i nuovi libri acquistati, qualche post fa, in uno dei commenti mi si chiedeva di dare un parere sui primi due, dopo averli letti.
Il più lungo e ponderoso, L'arte di avere sempre l'ultima parola, me lo sono proprio bevuto e poi ci sono tornata su con un sacco di sottolineature. Il libro è molto piacevole, a tratti divertente, qualche volta ripetitivo, ma mi è stato molto utile.
L'autore, ex giornalista ed editor di case editrici, è stato folgorato dall'antica arte della retorica che ora costituisce la sua passione esclusiva, tanto da improntare persino l'educazione dei figli, oltre che essere l'oggetto di questo libro.
Gli innumerevoli esempi tratti dalla vita familiare e professionale, e dai discorsi di personaggi veri o fittizi, contemporanei o del passato, da Eminem a Bush, da Homer Simpson a John Kennedy e Martin Luther King, rendono attuali e vicine parole come logos, ethos, pathos e kairos, ma anche figure retoriche che non frequentiamo così spesso. L'andare e venire continuo tra Aristotele e l'email (la posta elettronica è tutta logos, la chat tutta ethos...), Cicerone e Brad Pitt farà storcere il naso agli accademici, ma a me il libro è piaciuto.
Visto che finora mi sono sempre mossa tra i manuali seri con gli elenchi infiniti di figure retoriche e i relativi esempi (che non riesci mai a imparare in astratto) e la pratica dei discorsi e della scrittura (dove applichi tante buone regole della retorica senza saperlo), la lettura mi è stata preziosa per acquisire consapevolezza di cose che già sapevo e istintivamente applico e per mettere ordine tra tante letture sparse (l'articolazione del discorso ciceroniano è deliziosa e non te la scordi più).
L'altro elemento notevole è l'organizzazione del libro, fatto di tanti strati diversi, con rubrichette laterali che fanno il punto come i libri scolastici, gli strumenti riassunti alla fine di ogni capitolo e la sintesi alla fine del libro, il glossario e le appendici. Frivolo e divulgativo quanto si vuole, ma pur sempre un libro da studiare.
Quindi perfetto se vi occupate di comunicazione in senso lato e se la retorica non è per voi un continente del tutto sconosciuto, deludente se vi aspettate un manuale di facili regolette su come avere sempre ragione o rigirare con facilità l'interlocutore.
Il furbissimo titolo non vi tragga in inganno.

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libri

lunedì, marzo 10, 2008

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Libridiiiine!
Ho resistito finora, ma credo di aver sgobbato abbastanza per oggi.
Quindi apro la mia scatola di IBS, che contiene una felice mescolanza di dovere e piacere, lavoro e passioni:

  • Jay Heinrichs, L'arte di avere sempre l'ultima parola. Da Aristotele a Homer Simpson, tutti i segreti della persuasione. (Kowalski 2008)
    Una lettura veloce tra i banconi di Feltrinelli mi ha convinta all'acquisto. Visto che mi capita sempre più spesso di parlare oltre che di scrivere, una bella immersione nella retorica non può che farmi bene. Il libro è denso e spesso, ma il linguaggio amichevolissimo, gli esempi una quantità.

  • Garr Reynolds, Presentation zen (New Riders 2008)
    Il libro dell'autore del mitico blog Presentation zen, dedicato alle presentazioni con le slide e tutto quello che c'è attorno.
    Per i contenuti, ancora non so, ma il libro è bellissimo solo da guardare, realizzato senza risparmi. Tanti spazi, tante immagini, foto strepitose che alternano schermate di pc e natura, grafica minimalista.
    Molto zen davvero, ma Reynolds vive in Giappone.

  • Tommaso Raso, La scrittura burocratica (Carocci 2005)
    Ho letto e studiato tantissimi libri sulla semplificazione del linguaggio amministrativo, ma questo mi mancava e ultimamente mi è stato caldamente raccomandato.

  • Michele Brambilla, Sempre meglio che lavorare. Il mestiere del giornalista (Piemme 2008)
    Lettura leggera, già si vede, ma il mondo del giornalismo mi incuriosisce. Anche se scrivo anch'io, l'ho sempre frequentato pochissimo e sempre con molti pregiudizi che con gli anni, ahimé, non hanno fatto che aumentare.

  • Giorgio Renato Franci, Yoga (Il Mulino 2008).
    Franci è docente di Filosofie dell'India e dell'Asia Orientale all'Università di Bologna. Il libro è un'introduzione alle radici della disciplina e della filosofia. Radici antichissime, tutto il contrario delle scemenze new age.

  • Gabriella Cella e Marco Manzoni, Il libro dell'aria e del respiro (Baldini Castoldi Dalai 2008).
    Un'insegnante di yoga e un ideatore di eventi culturali sono autori di un libro originale, che ha come sottotitolo "Yoga e parola poetica: un incontro tra Oriente e Occidente".
    Yoga e poesia sono due temi a me carissimi e molto legati. La scrittura è una pratica, lo yoga è anche un'arte e una grande fonte di creatività
    Un libro da usare, oltre che da leggere: versi, riflessioni e delle pratiche molto semplici organizzati lungo i quattro elementi che ci compongono, dalla terra all'aria.

  • Pietro Leemann, Diario di un cuoco (Ponte alle Grazie 2007).
    "Cosa mangia un grande chef a casa sua": ricette vegetariane, condite con racconti e ricordi, alla portata di tutti nella gustosissima collana diretta da Allan Bay.


scritto da luisacarrada | plink | commenti (4)
libri

venerdì, febbraio 22, 2008